Natale 2023

Io e il mago Babbo Natale

di Fabio Piuzzi

Mi confusero quasi subito le idee, su Babbo Natale.

Da bimbo abitavo con la famiglia a Roma e il signore in rosso era la mitica figura che spopolava fra i coetanei durante le feste natalizie. Eppure, essendo friulano, i miei genitori sostenevano che i regali me li avrebbe potuti portare anche santa Lucia il 13 dicembre, come a tanti in terra natia.

Possibile?

Come poteva la martire siracusana essere accomunata al pingue omone barbuto di rosso vestito, elargitore di doni e dolciumi?
Tuttavia io potevo optare per scrivere la letterina a Babbo Natale per il 25 dicembre.
Che storia era mai quella?
A un bambino precocemente immaginoso, tutto ciò poteva destabilizzare e così fu. Le spiegazioni che mi furono dispensate erano piuttosto fumose, ma la cosa fondamentale era che, comunque scegliessi, le due figure avrebbero esaudito (nei limiti del possibile) i miei desideri fanciulleschi.
L’idea che una martire cristiana fosse foriera di regali mi faceva un po’ impressione. Per altro, mi dicevano che la santa distribuiva i doni trasportandoli in groppa a un asinello. Come da tradizione, prima di andare a letto, era cosa buona e giusta, lasciare dei biscotti, del vin santo e un poco di paglia (o, a seconda dei casi, della farina gialla) in bella vista, al fine di offrire ristoro alla giovane e al suo destriero.
Optai per il Babbo che compariva nella notte fra il 24 e il 25 dicembre.
L’incanto per l’idea che l’omone potesse effettivamente portare regali durò poco. Intorno ai dieci anni, la sera della vigilia di Natale, quando non riuscivo a prender sonno per ovvia sovreccitazione, udii dei rumori sospetti provenire dalla zona cucina. La mia sorellina era già nel mondo dei sogni e io, quatto quatto, mi mossi in direzione del rumorio.
Fu così che mi resi conto dell’imbroglio.
Spiai per qualche minuto il lavorio di mio padre e di mia madre, intenti a confezionare i pacchi che, la mattina successiva, avremmo trovato sotto l’albero.
Così, i rumours che giravano fra i più scafati compagni di classe si rivelarono fondati. Babbo Natale e, similmente santa Lucia, non esistevano.
I regali erano donati dai genitori.
Dopo la disillusione precoce decisi, ormai teenager, di andare in fondo alle cose.
Perché i regali la notte della nascita (per altro convenzionale) di Gesù?
Apriti cielo!
La storia del signore di rosso vestito meriterebbe più di un romanzo, soprattutto ‘gialli thriller’.
Storia di cui, ovviamente, durante l’infanzia ci tenevano totalmente all’oscuro. A scuola il maestro, almeno il mio, ci forniva la tradizionale versione dell’anziano che viaggia per tutto il mondo distribuendo regali ai bambini.
Nessuno, al tempo, ci avrebbe spiegato che il personaggio tradizionale aveva una radice storica: il san Nicola, vescovo di Myra (oggi Demre in Turchia), considerato ‘protettore dei bambini’.
Il Santa Claus, il Babbo Natale dei Paesi Bassi, deriva infatti da san Nicola, figura sovrapponibile al Father Christmas degli anglofoni e rappresentato con abiti da vescovo.
Andando a spulciare meglio, era venuto fuori che i popoli del Nord raccontavano come il dio Odino tenesse una ‘battuta di caccia’ nel periodo del solstizio invernale (guarda caso, a ridosso del 25 dicembre). In quella occasione, per tradizione, i bimbi erano soliti riempire i loro stivali, posti nei pressi del camino di casa, di carote o fieno per sfamare il cavallo di Odino in cambio di regali di vario genere o di dolci.
Il cristianesimo, successivamente, ha mantenuto questa tradizione, identificando Odino con san Nicola o, nel caso del nord-est italiano, con santa Lucia. Una cosa analoga accade il 6 gennaio con la Befana.
Ma questa è un’altra storia.
Ciò che si avvicina molto a un racconto thriller-horror è la tradizione, sempre folclorica e di origini nordiche, che vuole san Nicola alle prese con un demone o un ‘uomo nero’ che, passando attraverso la canna fumaria (c’è sempre un camino di mezzo) penetrava nottetempo nelle abitazioni terrorizzando o, peggio, uccidendo i bambini.
Il santo, catturato il demone, lo costringe a passare per le case in cui ha commesso crimini, obbligandolo a portare doni ai bimbi.
Paese che vai, Babbo Natale che trovi: gli islandesi credono in ben tredici ‘babbi’, corrispondenti a tredici folletti che recano doni ai fanciulli buoni, due settimane prima del 25 dicembre. In questo caso, nelle scarpe che hanno lasciato sotto le finestre.
Insomma, una figura, questa di Babbo Natale, ben più complessa di quella a cui gli adulti della mia infanzia volevano che credessimo, affinché fossimo più buoni e disciplinati.Ma a quella età non era facile pensare come logico e reale un personaggio con abilità sovrumane: capace di recapitare in una sola notte a tutti i bambini del mondo doni, di volare su una slitta trainata da renne, di infilarsi attraverso le canne fumarie dei camini (e chi non aveva focolare?).
La forza della magia.

 

Fabio Piuzzi, Natale 2023